E con maschera intendo quella personcina simpatica e a modo che, nei teatri, accompagna i signori alle proprie poltrone!
Tanti, tanti anni fa, nel lontano 2007, ero una singol senza un vero lavoro che cercava di darsi da fare. Battevo tesi, tesine, libri e tanto altro per gente che non aveva voglia di usare il computer, facevo la baby sitter, doposcuola e, un giorno un amico di una compagnia teatrale mi chiese di fare la Maschera. Intesi, non mi pagava, lo facevo per hobby e perchè, essendo singol e legata soprattutto al mio pc e al romanzo che ancora non avevo iniziato a scrivere, non avevo nulla di bello da fare il fine settimana, tranne andare a Piazza Teatro Massimo a bere e sentire la musica del dj del momento che oggi è diventato famoso. Quindi una volta al mese circa, per due tre giorni, facevo la signorina tutta sorrisi che accompangava i vecchietti al proprio posto, cercavo di far capire che, se il loro turno era sabato sera loro non potevano presentarsi la domenica e pretendere lo stesso posto perchè, possibilmente assegnato a un altro vecchietto. Dovevo essere cordiale con i galletti e strizzare l’occhio alle moglie per non essere vissta come minaccia del loro matrimonio!!!
E una sera, dopo la fine del primo spettacolo, una vecchietta si dimenticò l’ombrello e corsi a prenderlo e pensai che molte persone, possibilmente, dimenticavano o smarrivano oggetti. Quindi, dopo aver dato l’ombrello alla proprietaria ritornai in sala per un giro tra le poltrone: ma nessun oggetto tranne monetive dorate e argentate. Così la maschera gratis oltre a farmi scroccare tre cene in un fine settimana a mese, mi procurava tante monetine, abbastanza per un’uscita con le amiche (non mi vergogno a raccontarlo poichè se trovi due euro per strada e li raccogli non ti senti in colpa, ma fortunato!).
Questo lo racconto per dire che il teatro non è solo una scena da vedere seduto su una poltrona. La maschera è ciò che succede davanti le quinte. Dietro c’è fermento, agitazione, confusione. Chi dimentica le battute, chi arriva in ritardo alle prove generali perchè c’è la partita allo stadio a due passi dal teatro (ricordo era il 2007 e il derby siciliano quell’anno è tristemente ricordato). Non si sentono i suggerimenti, il direttore di scena ti fa la testa così perchè non sei pronto, il regista si lamenta perchè è tutto uno schifo! Lì, sulla scena gli attori cercano di dare il loro meglio, se dimenticano una battuta o il fazzoletto di scena, si arrampicano sulla propria fantasia, strappano un lembo dalla tovaglietta che fanno finta di ricamare (è successo a me) per poi sventolare il fazzoletto. fanno finta di cadere dalla sedia e devono cambiare tante volte le calze smagliate; c’è il furbetto che non ha studiato bene la parte e per cammuffarlo ruba le battute al compagno improvvisando. E poi l’adrenalina, gli applausi, gli inchini.
E c’è la sala con gli spettatori che guardano, assistono, seguono, ridono e si emozionano, c’è chi lascia il telefono acceso, chi ha la faccia tosta e non solo lascia il telefono acceso, ma hai il coraggio di rispondere; c’è chi non fa altro che parlare e commentare e poi non capisce un tubo di quello che avviene sul palco; e vi sono persone che ti dicono “signorina io ho freddo!” e dopo dieci minuti viè qualcun altro che dirà “signorina, ma c’è troppo caldo”; c’è chi pur avendo il posto P 3-4-5 si accomoderà nelle poltrone S 11-12-13 perchè lì accanto ci sono gli amici.
E poi lo spettacolo finisce, ci sono gli applausi, i ringraziamenti, le porte si aprono, la gente si accalca per salutare gli attori; c’è chi uscirà vestito di scena per farsi dire bravo, bravo; c’è chi si spoglia, si toglie il trucco e ritorna a essere se stesso e, anche le maschere, chiuso il siparia, ritornano a essere loro stesse, persone comuni che assistono, partecipi, di un sogno!


