Era tanto tempo che non facevo incubi o sogni strani. Ma l’altra notte (meglio l’altra mattina) i sogni strani sono tornati a farmi visita. Il primo, un sogno così stupido e orrendo che svegliandomi (erano circa le 06:30) ho cominciato a bestemmiare e mormorare “cazzo di sogno”.
Sognavo di essere per strada, e dovevo tornare a casa, ma mi trovavo nella parte opposta della città, verso il mare. Ormai era quasi buio e decidevo di girare a destra in una via che non si dovrebbe trovare in quel luogo, neanche la strada che percorrevo doveva essere là. Mi sono ritrovata davanti piazza Europa e la strada era allagata, impossibile proseguire. Ritorno indietro e una Drag Queen mi dà dei biglietti dicendomi che lì, dietro quel portone, si parlava del problema della donna e la violenza. Annuisco ma continuo nel mio percorso e mi ritrovo vicino il Corso Italia, ma era uno spiazzo con degli autobus. Mi dico che è tardi, che è ormai buio e arrivare a casa a piedi sarebbe faticoso per la mia condizione, quindi compro un biglietto, ma il tizio mi da più biglietti (biglietti molto strani) ma non dico nulla perché, penso, in un periodo di crisi, qualche biglietto gratis fa comodo. Aspetto l’autobus, il 26, cerco di leggere l’itinerario, ma le strade che dovrebbe percorrere non le conosco. Penso comunque di salire, fare un po’ di strada e poi scendere per aspettare una coincidenza. Mi rendo conto che sull’autobus dove sono salita sono tutti ragazzini, intravedo pure la nipote di mio marito e le chiedo dove va quello strano veicolo (era pieno di posti, anche sul corridoio). Mi risponde «A Biancavilla». Biancavilla? Come faceva un autobus urbano ad andare a Biancavilla? E poi lei che andava a fare lì? E per quale motivo non mi aveva avvertito? La ragazza fa spallucce quindi mi dirigo verso l’autista chiedendo la fermata più vicina al centro di Catania e lui risponde «La circonvallazione». Sì, era ottima, dipendeva l’altezza e gli chiedo in quale parte della circonvallazione mi poteva far scendere e lui risponde vicino l’albergo. L’albergo… io non ricordavo nessun albergo sulla circonvallazione ma andava bene lo stesso, l’importante era scendere da lì.
Il viaggio diventava lungo e lento, mi ritrovavo in strade sconosciute e di periferia, ma non sembrava neppure la periferia di Catania. Era perennemente grigio e a terra vi erano mele marce che venivano sbucciate attraverso un macchinario. Il tizio chiacchierava con me ed era tranquillo mentre guidava. Un ragazzo mi chiese di alzarmi e andare a pigiare non so cosa e gli dissi che non mi sentivo di alzarmi e raccontavo all’autista che non era la prima volta che sbagliavo autobus, mi era successo già una volta, in estate, ho preso un autobus che tornava dalla stazione convinta che si stesse dirigendo alla stazione e alla fine l’autista mi aveva fatto scendere alla fine del viale Mario Rapisardi. Il tizio ghigna, come per far capire che il collega mi aveva abbandonato lontana dalla civiltà, proprio lui che prendeva strade assurde, camminava come una formica e mi doveva lasciare sulla circonvallazione. Ero stanca, così stanca dal viaggio che mi sono svegliata mormorando “che cavolo di sogno di cacca!”.
Mi sono riaddormentata e faccio altri sogni strani che non ricordo, ricordo la fine dell’ultimo. Ed era un sogno che mi perseguitava anni fa. Sognare di stare ancora con il mio ex. Questa volta cancellavo dalla macchina fotografica delle foto e mi ritrovavo le immagini di un bimbo di un anno ma non capivo se si trattassero di foto vecchie dei miei nipoti o di altro. Nel frattempo sento il mio telefono suonare, ha la suoneria della Carmen ed è il telefono che avevo una volta. Lo prendo e dell’altra parte la voce del mio ex che mi dice che, dato che sa che nel pomeriggio tornavo a Catania, sarebbe venuto a prendermi. Io rispondo «Sì, sì… hai ragione, vienimi a prendere ma io non ci sarò! Non ti fai sentire da giorni e ora mi dici di venirmi a prendere.» chiudevo la comunicazione e gettavo con disprezzo il telefono sul tavolo sperando che questa volta la storia fosse chiusa definitivamente.
Mi sono svegliata dicendomi che la mente fa strani scherzi! Addirittura la stessa suoneria e lo stesso telefonino.
Alle volte la mente è pericolosa.


incomplete chiusa. C’ era chi affermava che fosse stata oggetto di sette sataniche e quindi sconsacrata, chi che era semplicemente una chiesa abbandonata. Poi capii che, quella povera chiesa, non era mai stata completata. Forse chi l’aveva progettata voleva farla così bella che non capì che la zona era a rischio sismico e quindi tra terremoti, problemi economi e via discorrendo, questa chiesa tuttora appare incompleta e si mostra così con le sue colonne a metà. Un paio di anni fa poi venne aperta al pubblico e io mi ripromisi di visitarla un giorno o l’altro, ma il tempo passò e arrivò la settimana scorsa, quando lessi l’articolo nel blog di una ragazza che parlava propio di questa chiesa.
dovevo prendere, per accorciare, proprio dal monastero. Nel sogno chiedevo di trattare l’argomento del suicidio oppure del piacere visto dai filosofi dall’antichità sino a oggi (strano, mi dicevo mentre camminavo, sto leggendo Mangia, Prega, Ama e sono alla parte iniziale, quello, appunto, sul piacere.) Il prof sembrava entusiasta e mi chiedeva il numero – il prof che chiede il numero??? – e io tutta fighetta estraevo dal mio portafogli il mio bigliettino da visita.






