Un figlio o un genio?

Ultimamente ho riflettuto tantissimo sul desiderio di alcuni genitori di avere un figlio prodigio, un piccolo genio che esaudisca tutti i sogni irrealizzati. La tv credo abbia aiutato a realizzare, e spesso mandare in frantumi, tutti questi sogni. Attori, musicisti, cantanti, ballerini e non so che altro impazzano dovunque, soprattutto nel web. Ma questi bambini sono veramente geni come lo era Mozart oppure vengono spronati sin dai primi mesi di vita nell’eccellere in una disciplina?

La loro è vera passione oppure è il semplice riflesso di sogni altrui? L’amore per qualcosa dura tantissimo, per tutta la vita se è pura, ma se è imposta dagli adulti può portare infelicità.

Il punto è: conosco tantissime persone che alle elementari erano bravissime, alle medie anche, alle superiori hanno faticato e dopo l’iscrizione all’università hanno mollato tutto per lavorare. Qui non si parla di chi deve fare una scelta difficile tra l’amato studio e i problemi economici-familiari, sto parlando di tutti quei ex bimbi di cui le mamme si vantavano con le amiche davanti un caffè degli eccellenti voti, che poi, arrivati a un certo punto staccano la spina e non vogliono più saperne di studiare per diventare ciò che la mamma (o il papà) aveva sognato per loro. Credo che questo possa valere anche per tutte quelle situazioni extra scolastiche dove si sprona il figlio a fare di più, a primeggiare, a essere il migliore.

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Maddie Ziegler, dodicenne ballerina americana, famosa per aver partecipato al realy show Dance Moms, è la protagonista del video Chandelier

In televisione ho visto mamme far sculettare le proprie figlie con riccioli cotonati e unghie finte imitando le dive; papà portare i figli a tutti i provini dicendo che il piccolo diventerà un grande giocatore di calcio. Gente che spreca enormi somme di denaro per poter far diventare il bambino una grande star. Poi il bambino cresce e si ritrova a essere uno come tanti. L’adolescenza ha spazzato via tutte le doti oppure il piccolino è stanco di essere manovrato?

bambina durante una sfilata (fonte  http://www.lettera43.it/foto/little-miss-america)

bambina durante una sfilata (fonte http://www.lettera43.it/foto/little-miss-america)

Tempo fa lessi una cosa che mi sconvolse: Shirley Temple in realtà era castana, fin da poppante fu costretta dai produttori a colorarsi i capelli, la madre ogni mattina le sistemava i suoi riccioli (infatti anche quelli erano finti). Poi crescendo i suoi riccioli si scurirono, la sua voce non era più tenera, era una ragazza come tante e la sua stella si spense.

Non tutti gli enfant prodige sono grandi anche da adulti, tranne se non percorrono strade diverse da quelle del passato.

Sta a noi genitori spronarli ma lasciarli liberi di crescere, donando loro anche una’infanzia fatta di piccole cose.

Mi chiedo, un bambino che arriva al successo a dodici, dieci, otto anni, cosa potrà mai fare a vent’anni? Come superare se stessi?

Macchina da scrivere amore mio!

Da bambini si fanno mille giochi e ognuno sogna a occhi aperti cosa farà da grande: pompieri, infermieri, dottori, cantanti, attori, fumatore incallito di sigari e pipe. Io volevo fare la cantante e la regista-attrice-produttore di film, insomma dovevo fare tutto io! Poi c’erano periodi che ti facevi prendere dall’ultimo gioco che potevano essere i mattoncini della lego, oppure la bambola che beve e fa pipì o ancora una sorpresina nelle merendine della Mulino Bianco. E una sera in una di quelle confezioni trovai questa:

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Quella mia non so che fine abbia fatto, scomparsa nel nulla, questa l’ho trovata grazie al nostro grande amico Google. Con mio fratello ci giocammo tutta la sera, io ero una giornalista d’assalto e andavo in giro per le strade della grande metropoli (il corridoio di casa nostra) tra i vicoli (camera da letto al buio) e i bar (la nostra cameretta). Ci divertimmo tantissimo, almeno così ricordo. Ma di quella macchina da scrivere ricordo solo quel momento ludico.

Quando ero bambina vi era un’altra macchina da scrivere che mi faceva sognare, un’antica Olivetti che c’era nel soggiorno dei miei zii

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Adesso sembra più antica di allora, messa in un angolo con sopra una vecchia bambola che ho dimenticato a spostare quando qualche settimana fa ho fatto le foto. Mi ha riportato alla mia infanzia, a come tante cose sono cambiate da allora, a certi odori ormai persi. Ai miei vecchi sogni.

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Uno di questi era quello di possedere una vera macchina da scrivere per poter inventare storie assurde, ma non so il motivo non l’abbiamo mai comprata, forse per i miei genitori non vi era esigenza di possederne una.

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Quel sogno si è realizzato! Alcuni amici (non vi racconto tutta la storia un po’ lunga) hanno trovato questa vecchia Olivetti, lettera 22, e ci hanno chiesto se fossimo interessati. Certo, immediatamente. Abbiamo cercato di pulirla delicatamente e adesso è nel soggiorno.

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Alle volte basta avere pazienza, tanta pazienza, e i deisderi si avverano

 

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No Big Love

Quest’estate mi è capitato di vedere una serie televisiva americana prodotta da Tom Hanks dal titolo Big Love. Protagonista un uomo poligamo che proviene da una comunità (ma sarebbe il caso di dire setta) che crede nella poligamia come strada maestra per andare dritti dal Padre Celeste. Incuriosita soprattutto dalle mise strane di alcune delle donne (appunto quelle facente parte alla setta) molto “Signora del West” ho cominciato a seguire la serie e a pormi alcune domande.

La prima cosa che mi venne in mente fu una chiacchierata avuta tanto tempo fa con un’amica che è affascinata dai mondi orientali: una volta mi raccontò di aver conosciuto un uomo che le spiegò l’esigenza della poligamia. Per molti popoli la poligamia è un fattore più sociale che religioso. Quest’uomo le diceva che sposando più donne faceva del bene a delle ragazze. Povertà e troppe donne per pochi uomini è sinonimo di disagio femminile che si può trasformare in violenza e sfruttamento. Per queste donne è meglio dividere un uomo con altre che finire per strada.

Quindi la poligamia diventa dovere verso la cittadinanza, più donne sposate meno prostitute e donne per la strada. Ma perché si sceglie di essere poligami invece di essere monogami? E come mai alcune società e religioni lo permettono e altre invece no? Nell’ottocento negli Stati Uniti per un po’ di tempo la comunità mormone permise la poligamia, poi una disputa mise fine alla poligamia all’interno della comunità e alcuni fedeli si distaccarono continuando a unirsi in matrimoni multipli.

Nel telefilm si nota il disagio delle donne nel nascondere la verità, i disagi patiti dalla prima moglie in conflitto con la sua religione (appunto mormone), il sentimento che prova per suo marito, e il dover accettare alcune regole interne; disagio delle altre due “mogli” nel nascondere la verità, il fatto di non avere un marito ma dei figli e come giustificarsi agli occhi della società; la lotta dell’uomo poligamo che arriverà anche a scendere in politica per poi, attraverso il potere, far accettare a tutti la poligamia.

Ho immaginato anche una famiglia poligama ed ecco alcune considerazioni:

  1. L’uomo deve essere benestante o almeno possedere una grande casa, possibilmente una bifamiliare dove poter vivere con le sue mogli e la grande prole;
  2. Le donne devono avere un grosso self-control (non credo alla favola della “sorella moglie”);
  3. Ogni donna deve avere un compito ben preciso: chi si occuperà della casa, chi dei tanti bambini, chi lavorerà!
  4. È meglio che tutti abbiano gusti e abitudini simili, non oso immaginare un vegano che cena accanto a un amante della carne di cavallo;
  5. (e qui che ho le maggiori perplessità) L’uomo deve cercare di soddisfare tutte le sue mogli, facendo dei turni serali.
  6. Cercare di scegliere bene le mogli: c’è il rischio che il figlio della prima moglie si possa invaghire dell’ultima arrivata.

Credo che sia molto, ma molto complicato vivere in una relazione poligama nel mondo occidentale. La monogamia è indispensabile, non è solo una questione “romantica” o “etica”. E poi, diciamo la verità, a volte è difficile anche la convivenza col nostro compagno, vivere insieme è una sfida giornaliera, ci vuole anche l’altra moglie a rompere!

Compleanno e briciole

Nel 2009 per il compleanno del marito (allora fidanzato) qualcuno fu così buono e magnanimo da regalargli una cena per due persone in un ristorante a Catania.

Quanto abbiamo bevuto e quanto abbiamo mangiato. Pesce di ottima qualità e vino bianco. Entrarono anche dei suonatori con tanto di vestito siciliano, bummulu (la quartara), tamburi e canzoni romantiche. Uno di loro passava per i tavoli con il bummulu e raccoglieva le offerte dei commensali. Mio marito fece anche una richiesta, E vui durmiti ancora, una canzone che a noi piace molto che parla di un innamorato che durante le notti aspetta la sua amata sotto il suo balcone e brama il momento in cui lei si affaccerà.

Arrivati in macchina l’unica cosa che pensavamo era “come faremo ad arrivare a casa così brilli?”.

Oggi di queste pazzie non ne possiamo far più, abbiamo una bimba, ma ieri, giorno del compleanno di mio marito, abbiamo deciso di andare tutti e tre a mangiare pesce… meglio noi due pesce, lei cenetta a casa prima di andare.

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Siamo andati nella nostra trattoria di fiducia e la piccola era felice di star fuori, salutava tutti, mandava baci e sorrideva. E poi arrivarono i suonatori, come allora, e noi eravamo divertiti della coincidenza mentre la Piccola Cubista guardava e ascoltava rapita e i suonatori erano divertiti della faccia della bimba. Prima però lo spettacolo lo aveva fatto lei: ha strappato la tovaglia di carta, si è messa a cercare tutte le briciole sul tavolo per prenderle con le sue piccole dita sino a buttarle a terra, ogni tanto chiacchierava con la signora del tavolo accanto e le faceva vedere il suo giocattolo o cercava di alzarsi per prendere le posate.

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dalla foto qui sopra si può notare la fine della povera tovaglia

Sì, essere genitori significa anche non ubriacarsi e vedere la propria figlia divertirsi più di loro…

passeggiata domenicale

Questa mattina verso le 9:00 notando che la giornata era calda e soleggiata abbiamo deciso di portare la piccina a fare una bella passeggiata nel porto Ulisse di Catania.

Non so se accade dovunque ma qui ci sono papere e anatre:

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Naturalmente tutta la mia invidia va a chi possiede le case a due passi dal mare, non sapete quanti si godevano il sole sui loro terrazzini…

 

 

Buona domenica a tutti

Dubbi amletici

Allergia e bambina stanno consumando la mia linfa vitale. So che vi sto lentamente abbandonando, ma il tempo per il blog è sempre meno. La piccina cresce, vuole attenzioni, vuole giocare e non sta più tranquilla mentre sono davanti al pc. Poi ci sono le pappe, le passeggiate, una casa da gestire, gli amici, me stessa… che fatica.

Mi sa che è giunto il momento di avere internet sul telefonino, potrei essere sempre connessa col mondo, ma mi mette paura il fatto di non avere un attimo per stare lontana da quell’infernale mondo che è il web. Ho paura di diventarne schiava… insomma sono ancora indecisa.

Nel frattempo preparo il pranzo.

Buona giornata a tutti.

Genio (…) virtuoso

Genio è colui che plasma, genera l’innovazione, arriva prima degli altri. Genio è l’inventore, l’artista. Ma non tutti sono geni e chi vuole dedicarsi alle arti deve colmare questa mancanza con il virtuosismo (capacità di usare con assoluta padronanza i mezzi tecnici connessi con l’esercizio di un’arte). Sgobbare, lavorare e trovare ispirazione per creare. Se non tutti siamo geni non tutti i geni sanno essere virtuosi, sia per la loro natura, o perché credono che essere geni basti, non si applicano e questo porta alla degenerazione, all’aridità, allo sgretolarsi della genialità. Non tutti i geni sono intelligentissimi, non tutti i virtuosi sono eccellenze dell’arte. Ma se genio e virtuosismo collimano che goduria!

Certo non tutti possono diventare artisti, perché se non ce l’hai nel sangue è inutile, come una capra non potrà mai divetnare un unicorno!

Ritengo che questa giovane artista oltre ad avere genialità sia anche molto virtuosa, caparbia. Sgobbare fa molto bene all’arte, al prodotto artistico ma anche alla propria mente.

Buona visione.